L’arte di NON vincere Sanremo

L’arte di NON vincere Sanremo
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Esatto, perché come ogni anno, una volta finito Sanremo, vengono idolatrati gli artisti che effettivamente sono riusciti a vincere (o hanno sfiorato il primo posto).
E grazie a dio si parla dei Maneskin, perché veramente meritano tantissimo, su di loro abbiamo speso qualche riga qui.

Però poche persone parlano di quegli artisti che sono arrivati a metà classifica, o proprio in fondo, che però hanno molto da dire ancora.
Tranquilli, ci siamo noi per questo 😀

Bugo – E invece sì

Il fatto che Bugo sia conosciuto solo per il fatto avvenuto l’anno scorso con Morgan un po’ mi dispiace, perché dopo tutto non sarà il miglior artista italiano, ma certe volte sforna delle perle rare, come Mi rompo i coglioni.

E invece sì è un brano tipico della discografica di Bugo, dato che lo stile è simile ai brani precedenti, con qualche chicca in più però.

Con questo brano, Bugo immagina un mondo perfetto, che prosegue inseguendo sogni lontani e solo apparentemente irraggiungibili. Il tutto è impreziosito da un’accompagnamento orchestrale che di certo vi farà amare il brano.

La sezione degli ottoni, in particolare, spinge da maledetti nello stacchetto del ritornello e del bridge, andando a imprimere energia al brano. Peccato per il ventiquattresimo posto, forse figlio di esibizioni non impeccabili…

La rappresentante di lista – Amare

La rappresentante di lista è da diversi mesi sulla bocca di tutti gli ascoltatori di musica underground italiana. Il duo ha portato a Sanremo un brano con un arrangiamento incalzante e delle doti canore non proprio comuni.

Nel live poi, al ritornello, il brano si apre come nessun altro nella competizione, grazie anche all’orchestra dell’Ariston che come sempre va a dare una spinta in più ad ogni brano.

Una canzone che parla di amore viscerale, di lacrime e di corse, di volontà di cambiare tutto, essere tutto e niente. Questo viene raccontato da uno degli esponenti maggiori del queer pop in Italia.

L’undicesimo posto al Festival può anche starci, anche se nella top ten li avrei inseriti senza troppe esitazioni, anzi, speravo potessero vincere loro…

Willie Peyote – Mai dire mai (la locura)

Dire che è un rapper sembra cringe, ma fino a prova contraria questo è un rap a modo suo.

Che dire, Willie ha dimostrato che i testi vengono letti in modo approssimativo, dato che in un solo brano, su un palco in mondovisione, si è messo a dissare tutta la scena indie italiana (dicendo che l’itpop era fuori moda quaranta anni fa), prendendo in giro Bugo (“Le brutte intenzioni…che succede?”). Willie va pure contro al mondo del calcio nel ritornello, quando parla degli stadi aperti ma i teatri chiusi. Con Ibrahimovic sul palco.

Io considero geniale un artista del genere, con la faccia tosta di presentarsi su un palco e dire tutto questo con una canzone. Tutti gli eventi avvenuti dopo Sanremo, come le critiche ad Ermal Meta, le lascio dove sono, dato che su questo sito si parla di musica, non di polemiche (a meno che non siano fatte a tempo di musica)

Irama – La genesi del tuo colore

Qualche estate fa la canzone Nera di Irama me lo ha fatto conoscere e dopo un ascolto al suo disco, ho deciso che non lo avrei più riascoltato. Non mi piaceva.

Questo brano mi ha fatto ricredere da maledetti. Un ritmo potente, con un effetto di vocode nel ritornello che ho letteralmente amato nelle esibizioni live. Tanto per cambiare, Irama ha pure dimostrato di avere delle doti canore decisamente notevoli, cosa che ad oggi con le nuove tecnologie non è proprio scontata

La canzone/inno di vita di Irama, che purtroppo ha dovuto fare un’esibizione in smart working, come definita scherzosamente dal pubblico, si è piazzata al quinto posto. Meritato? Direi di sì. Poteva vincere? beh sì.

Madame – Voce

18. Anni.

Questa ragazza, a 18 anni, è sulla copertina di Rolling Stones ed allo stesso tempo fa pure un figurone all’Ariston di Sanremo, e la fa con uno dei migliori brani della sua discografia.

Voce è un brano, come racconta lei, nato in camera al buio, mentre sovrapponeva la sua voce ad una base già fatta, con un “ritocchino di autotune”, è dedicato a lei ed alla sua voce.
Questa è una dichiarazione d’amore verso di lei e verso le sue doti canore, che le stanno dando non poche soddisfazioni nel mondo del rap italiano, soprattutto paragonandola alla concorrenza femminile.

Vincere Sanremo sarebbe stato un grandissimo risultato per lei e per tutti gli ascoltatori, che hanno visto in questo brano un autentico capolavoro, il settimo posto non le rende certo onore.

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